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non ho nulla da dire
ma io e te cosa abbiamo da dirci?


Hanno cose interessanti da dire:
*


Ogni tanto vado a:



Sto leggendo:


Ho letto recentemente:
* La verità dell'Alligatore - M. Carlotto
* Yes Man - D. Wallace
* Il tiranno - V.M. Manfredi
* Crimini - AA.VV.
* Il giardino di cemento - Ian McEwan
* Milano, sola andata - A.Marini
* Gorilla Blues - S. Dazieri
* La cura del Gorilla - S. Dazieri
* Attenti al Gorilla - S. Dazieri
* ...più di dieci e meno di 100 libri che non ho avuto tempo o voglia di segnare...
* Tutta la serie di Mondo piccolo; Don Camillo - G.Guareschi
* Esercizi di stile - R. Queneau/U. Eco
* Baudolino - U. Eco
* La svastica sul sole - P.K. Dick
* Il codice Da Vinci - D. Brown
* L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi - G.A. Stella
*Pyramids - T. Pratchett
* La gita a Tindari - A. Camilleri
* Poirot sul Nilo - A. Christie
* Tutti i nomi - J. Saramago
* Onda d'urto - C. Cussler
* Il salmone del dubbio - D. Adams
* Vacanze Matte - R. Powell
* Nero Wolfe: La trilogia di Zeck - R. Stout
* I, robot - I. Asimov
* Il Vangelo secondo la Scienza - P.Odifreddi
* Io uccido - G. Faletti
* The Tommyknockers - S. King
* Capitani coraggiosi - R. Kipling
* Furore - J. Steinbeck
* Il rapporto Pelican - J. Grisham
* Storie di spettri - M.Soldati
* Il meglio che può capitare a una brioche - P. Tusset
* Il segreto del bosco vecchio - D. Buzzati
* Red Dragon - T. Harris
* Il drago e il george - R. Gordon Dickson
* L'appello - J. Grisham
* L'imperatore di Ocean Park - Stephen L. Carter
* La moglie ingenua e il marito malato - A. Campanile
* Il circolo Dante - M.Pearl
* La giuria - J.Grisham
* Maus - Art Spiegelman



Disclaimers
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Le immagini presenti su questo blog sono tutte liberamente reperibili in rete e, per quanto ne so, libere da copyright. Se qualcuna fosse invece coperta da diritti d'autore, avvisatemi e provvederò a toglierla.
nulla ècostante tranne il cambiamento
postato il 30/03/2007 alle 15:43 da nonhonulladadire
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qui si cambia.
si trasloca.
me ne vado.
non sarà l'unico cambiamento del 2007, ma sicuramente sarà il meno significativo.
è iniziato un anno travolgente. speriamo in bene.
intanto fate i bravi: aggiornate i vostri bookmark/preferiti o come diamine li chiama il vostro browser, aggiornate i vostri feedreader, aggiornate i link sui vostri blog.
il nuovo indirizzo è http://www.ilripostiglio.com/nulladadire/
vi aspetto di là.
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almeno ci proverò
postato il 22/03/2007 alle 11:07 da nonhonulladadire
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Per combattere lo spreco in Italia e portare acqua in Uganda con AMREF

 

Nel mondo oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulita e 2 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di malattie provocate dall’acqua sporca. Mentre a livello globale si susseguono gli allarmi sul riscaldamento climatico e sull’inquinamento che fanno dell’acqua un bene sempre più a rischio, nel Nord del mondo il comportamento quotidiano verso questa risorsa continua all’insegna dello spreco.

Solo in Italia consumiamo ogni giorno una media di 300 litri d’acqua a testa, 15 volte la quantità a disposizione di un contadino africano, che deve vivere con 20 litri di acqua al giorno per bere, mangiare, lavarsi, irrigare…
Il 22 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, AMREF lancia la campagna “Spreco meno subito”. Dal 22 marzo al 22 aprile AMREF invita gli italiani a vivere non un solo giorno, ma un mese acqua-sostenibile, riducendo gli sprechi in Italia e contribuendo ad un progetto per portare acqua potabile e igiene a più di 20mila bambini in Africa.
Ogni giorno per trenta giorni il sito di AMREF regalerà una vignetta sull’acqua realizzata appositamente da noti illustratori italiani e africani, insieme a tabelle e consigli utili per il risparmio domestico.
Chi risponderà all’appello “Spreco meno Subito” potrà contribuire alla costruzione di 20 cisterne per la raccolta di acqua piovana nelle scuole del Nord Uganda, un’area tradizionalmente piovosa ma duramente colpita dalla guerra civile.

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il mondo è isolato
postato il 20/03/2007 alle 11:44 da nonhonulladadire
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un personaggio non meglio definito, ma con ruolo di responsabilità nell'azienda (importante catena di sssupermercati) presso cui fingo di lavorare al momento, ha chiamato l'ufficio networking segnalando che un grosso punto di vendita era informaticamente isolato dal resto del mondo.
notizie di questo genere comportano una notevole crescita del tasso di adrenalina, dato che l'isolamento comporta il blocco dei pagamenti con cartadicredito bisogna risolvere immediatamente, e l'interruzione immediata della pausa caffè, dopo solo 18 minuti, con conseguente innalzamento dei livelli di stress.
poste queste conseguenze catastrofiche, si cerca di tutelarsi al meglio, predisponendo sistemi di backup ridondati e ri-ridondati. l'isolamento totale può avvenire solo in caso di problema alla rete elettrica, e anche ai sistemi ups.
il primo consiglio dato al personaggio non meglio identificato è stato dunque di controllare il pannello elettrico mentre noi si tornava dalla pausa caffè.
i sistemi di monitoraggio non segnalavano nessun problema: tutto raggiungibile e perfetto, tranne il pc del non meglio definito personaggio.
solo dopo un paio di minuti la suadente voce di HAL9000 ha cominciato ad avvertire: "un collegamento verso quel negozio è morto" "anche il secondo collegamento verso quel negozio è morto" "lo stiamo perdendo" "LO STIAMO PERDENDO" "MASSAGGIO CARDIACO, PRESTO FATE QUALCOSA".
a questo punto il non meglio definito personaggio ha richiamato: "ho spento tutte le apparecchiature, devo fare altro?"
dopo aver pensato "ma chi ti ha detto di spegnere tutto?" il consiglio è stato: "controlla un po' il tuo pc".
...
risposta: "ah, è vero, ho provato a installare xyz e ho disattivato la scheda di rete. il negozio funzionava, il mio pc no."
fai almeno il favore di riaccendere tutto, così almeno hal starà zitto.
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idee geniali
postato il 05/03/2007 alle 14:42 da nonhonulladadire
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- ho un'idea infallibile per diventare ricco.
- davvero? e che idea sarebbe?
- non posso dirtelo, me la ruberesti.
- rubarti un'idea infallibile per arricchirsi? ma per chi mi hai preso?
- non mi fido.
- ma sì fidati.
- e va bene: hai presente i rasoi da barba, quelli di sicurezza?
- certo
- sai che li facevano con due lamette; poi li hanno fatti con 3, poi con 4 e ora 5.
- è vero; ebbene?
- ebbene: ecco l'idea: cosa rade di un rasoio con 5 lame?
- non saprei, uno con 6?
- ESATTO! UN RASOIO CON 6 LAME! io lo faccio e bum! divento ricco.
- ma dai, e che idea sarebbe?
- un'idea geniale: chi vuoi che compri un rasoio a 5 lame se può averne uno con 6?
- ma dici davvero?
- certo, con un po' di pubblicità, conquisterò il mercato ancor prima di aver commercializzato il mio rasoio a 6 lame.
- ma, ma, e se, metti, qualcuno esce con un rasoio a 7 lame?
- 7 lame?
- certo, una in più del tuo.
- 7 lame?
- esatto,7.
- ma sei scemo? non è possibile. 7 lame. non può esistere. non ha senso un rasoio a 7 lame. che senso ha?
- be',
- no. NO! non può esistere un rasoio a 7 lame. 6 è il numero giusto! di più non è possibile!
- ...
- SEI! non sette! SEI!



la citazione è facile da scoprire, ma non avrei mai pensato che potesse essere profetica.
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mi danno (quasi) quello per cui pago
postato il 26/02/2007 alle 18:15 da nonhonulladadire
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metafore
postato il 23/02/2007 alle 10:19 da nonhonulladadire
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il monitor del mio portatile potrebbe essere una metafora di quello che sta succedendo in italia?
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giri di parole
postato il 23/02/2007 alle 10:09 da nonhonulladadire
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"stavo leggendo con gli occhi chiusi e non ho sentito squillare il telefono"
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margherita fra superman e il maestro
postato il 13/02/2007 alle 09:10 da nonhonulladadire
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mi capita talvolta di leggere casualmente uno dopo l'altro libri che parlano degli stessi argomenti, o che rivelano tratti comuni, anche se apparentemente sono del tutto differenti tra loro.
"superman contro newton", "dove nascono le stelle", c'era una volta un paradosso" a prima vista hanno in comune solo il fatto di essere saggi di argomento scientifico. "il maestro e margherita" non c'entra un accidente.
invece leggerli in sequenza o anche in contemporanea evidenzia molti punti in comune fra i primi due, e qualcuno stiracchiato  persino fra gli ultimi due.
  e  si intersecano per l'ovvio motivo che i supereroi hanno sovente a che fare con lo spazio: così se margheritona hack dedica il suo primo capitolo alla possibilità della vita extraterrestre e della sua scoperta da parte dell'uomo, gli amanti del fumetto lo fanno per sapere se superman potrebbe esistere, se potrebbe essere arrivato sulla terra, e se avrebbe i poteri che ha anche secondo la scienza. che un libro sull'astronomia parli dell'evoluzione delle stelle, delle loro trasformazioni in giganti rosse, nane bianche, fino a buchi neri, è scontato. che la stessa storia possa servire a spiegare i poteri inimmaginabili di green lantern è un po' meno ovvio.
ne escono però due libri che si intrecciano. quello della scienziata più preciso e approfondito, ma anche estremamente più noioso, quello dei fumettari molto più godibile, per forza di cose un po' frettoloso in alcune parti, regge comunque l'esame: dove semplifica gli argomenti scientifici non sacrifica l'accuratezza. anzi, presentando anche la teoria della "
terra rara" si dimostra di più ampie vedute della hack. 

 invece non ha nulla in comune con gli altri due. potrebbe, indubbiamente: quanti paradossi ci sono nell'universo e nei supereroi? ma gli interessi del professor odifreddi sono altri, logico-filosofici-religiosi. uno dei paradossi a lui più caro è "diabolè" la scissione del diavolo da dio, che origina il pensiero dualistico e la logica. "l'invisibile legame che unisce Lucifero al Creatore, qualcosa come una dipendenza e una necessità", ovvero il fondo mitico-religioso che montale individua in "il maestro e margherita": il legame tra i due libri diventa lampante, ma giuro che io non lo avrei immaginato quando ho iniziato a leggerli in contemporanea*

l'ultimo particolare che chiude il cerchio è naturalmente il più insignificante e sta nel nome margherita, che avvicina le due coppie di libri.

 

 

 

 

*sì leggo libri in contemporanea: no, iorek, non significa che li tengo aperti vicini e leggo una parola da uno e una dall'altro
** sì, ho postato due volte (2) nell'arco di poche ore. potrebbe finire il mondo; preparatevi.

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indigesto
postato il 13/02/2007 alle 09:08 da nonhonulladadire
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fate il backup del vostro cervello!
postato il 09/02/2007 alle 11:57 da nonhonulladadire
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io l'ho fatto, è gratis e indolore, e in alcuni casi può essere anche molto rapido. e soprattuto funziona.
Provvedete anche voi, per quanto inutile sia il vostro cervello: backup your brain

backup your brain
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oroscopo
postato il 18/01/2007 alle 16:32 da nonhonulladadire
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se volessi conoscere i  deliri di rob brezny a proposito di ogni segno zodiacale, visiterei il sito/blog/quellocheè di rob brezny, non i blog dei miei amici
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SUV: Sono Una Vaccata
postato il 16/01/2007 alle 22:51 da nonhonulladadire
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disse xantro:
(Questa è un po’ lunghetta, è vero. Ma se avete da lavorare, cacchio ci fate qui?)
 
Ho dovuto attendere che si posasse la polvere dopo la ridda di ipotesi, progetti, smentite e ripensamenti che hanno dato vita ad un penoso balletto concluso con una figura misera misera del governo che ho votato. Sto parlando dei provvedimenti in finanziaria sui SUV, sigla che credo significhi Socially Unresponsable Vandalism (per chi non sa l’inglese: “macchinoni del cazzo”).
Alla fine è venuto fuori un blando provvedimento che penalizza di un nonnulla le cilindrate da aliscafo su quattro ruote, ma che nel contempo sconta il bollo ai motori di nuova generazione, insomma una bella somma zero. (Complimenti, avete rischiato di varare uno dei pochi provvedimenti popolari ma vi siete fermati in tempo.)
 
Invece io continuo ad odiarli –sì, odiarli- i macchinoni cagoni, e ora vi spiego perché.
 
Prima di tutto lasciate che risponda in anticipo all’obiezione più comune (ma non la più stupida; anche se è difficile stabilire quale sia, la più stupida) che viene rivolta a chi dichiara di non sopportare i SUV: tutta invidia.
Ho avuto a disposizione per decenni auto più eleganti, più costose, più buzzurre della mia da invidiare, supposto che io mi dedichi ad invidiare chi spende più di me. Ferrari, Porsche, ma anche Mercedes e BMW, per dirne qualcuna. Non ho mai chiesto di porre un freno all’utilizzo di quelle auto; per quanto dieci anni fa spendere più di  ottanta milioni per un’auto mi paresse esagerato, non mi sono mai sentito minacciato o prevaricato da chi lo faceva. Mi pareva che l’esoso esborso fosse di per sé punizione già più che sufficiente per una scelta a mio personale modo di vedere insensata.
Coi SUV è diverso: è un atto di prepotenza, e come tale merita una reazione.
 
E’ prepotenza perché consumano e inquinano uno sproposito.
Ora, potete affannarvi a dimostrarmi che non è vero, che grazie ai nuovi motori, queste meraviglie della tecinica da 3000-4000 di cilindrata consumano e inquinano come la mia milletré. Cazzate, è chiaro. Può anche darsi che, una volta lanciati a 150 km/h in autostrada i macchinoni consumino come la mia utilitaria (che infatti non è fatta per quella velocità); il problema è che in città, da semaforo a semaforo, ogni volta che fai prima-seconda-terza devi pur sempre lanciare un peso da carro armato, e non credo che possa essere fatto senza consumare di più di un’auto che pesa la metà.
E in ogni caso, non è quello il punto; se i motori di nuova generazione sono tanto efficienti, il problema è far circolare più auto efficienti che inquinino meno, non auto-più-grandi-ma-efficienti che inquinino uguale: bel progresso! Se un nuovo quattromila consuma come un vecchio milletré, vuol dire che bisogna favorire la circolazione un nuovo milletré a basso consumo, non di un nuovo quattromila. Oh, me lo sono inventato io che l’inquinamento è un problema?
 
Ma consumo e inquinamento (che da soli bastano e avanzano) non sono tutto.

C’è la sicurezza: la mia, come la maggior parte delle auto, ha rinforzi nella carrozzeria con funzioni di sicurezza (mi dicono che si chiamano sbarre anti-intrusione, e già il nome mi fa sentire protetto) posizionate all’altezza del muso e del paraurti di un’auto (o un furgoncino) normali. E’ una soddisfazione sapere che in caso di impatto con un SUV, assurdamente alto, non servirebbero a niente. Certo, non voglio mettere a confronto la mia voglia di seguitare a vivere con il diritto a possedere un’auto stupidamente grande, ci mancherebbe, siamo in una democrazia liberale. Però essere decapitato un po’ mi scoccerebbe, lo confesso; con quello che mi costa il parrucchiere, capirete.
(Mi dicono che sono pericolosi anche per gli occupanti, perché facili a ribaltarsi. In questo caso però, se fate silenzio, riuscirete distintamente a sentire il rumore di me che me ne sbatto.)

C’è l’occupazione dello spazio: i parcheggi, per esempio, sono tarati per una larghezza standard, più o meno un tavolo da ping-pong. Coi macchinoni, che sono larghi come un campo da tennis, si perde un posto ogni cinque, quando va bene, e le righe per terra non servono più a nulla.
In più, le viuzze dei centri storici e le strade di campagna (magari lungomare o lungolago, vero amici comaschi e milanesi con casa sul lago?) di questo bel Paese sono strette, l’avevate notato? Perché mi devo fermare –e magari far manovra- ogni volta che incrocio un cretino convinto di vivere in California?
 
C’è poi la guida stessa: in autostrada, dietro ad un’auto normale, ho una visuale che arriva alla macchina di fronte, il che mi permette di frenare con un ragionevole anticipo. Col SUV, che ostruisce la visuale tipo eclisse totale di luna, è già tanto se vedo che sto per arrivare al casello. Certo, posso dare quei tre-quattrocento metri di distanza di sicurezza, su autostrade perennemente trafficate dove normalmente si riesce a lasciare lo spazio di un triciclo fra un’auto e quella che la precede, come no? Ma io sono per le soluzioni semplici, e la soluzione è che i SUV vadano affanculo, o in California, quale delle due destinazioni è più vicina; consultate il navigatore satellitare, che ce l’avete.
 
Infine, anche se non è di per sé decisiva, c’è la motivazione che sono stupidi: non è un’auto da città perché è scomoda da guidare e parcheggiare in spazi ristretti. Non è neppure un auto da fuoristrada, è troppo larga e pesante per la campagna, men che meno si riesce guidarla in montagna; e se la volete usare nel fango della campagna, mi spiegate perché l’avete foderata di interni di lusso? Insomma, è un’auto essenzialmente da pirla, uno che vuole far vedere che passa i weekend a guadare fiumi e profanare foreste, quando è chiaro che lo passerà, come tutti, in coda per entrare nel parcheggio dell’Esselunga. Non ci credete? Allora spiegatemi perché esiste lo spray che simula le macchie di fango, se non per dare un tocco di fuoristrada ad un’auto che essenzialmente serve a rompere i maroni alle altre nel traffico cittadino.
Se siete pirla, perché dovete dirlo con un’auto? Non bastava vestirsi da pirla, come avete fatto fino a ieri?
 
Un’ultima confutazione di un’altra comunissima obiezione (questa sì, potrebbe essere la più cretina): e allora, i camioncini e i furgoni? Non mi affannerò a spiegare che trasportare merci è un lavoro (l’articolo 1 della Costituzione ne parla bene, del lavoro) e andare in giro con una macchina da buzzurri prepotenti è un hobby, che va tutelato un po’ più dell’abigeato ma un po’ meno del diritto di farsi un piercing con un’ancora da nave (visto che quest’ultimo causa danni solo ai suoi praticanti).
 Mi limiterò piuttosto a rispondere con una controdomanda: e se tutti guidassimo furgoncini, ti pare un progresso? A chi sarà così imbecille da rispondermi che va bene, mi offro per fargli personalmente quel piercing. Senza anestesia.
 
Concludo: non propongo niente, non è la sede, non è mio compito. A me state sul cazzo, regolatevi voi.
 
P.S. Ai miei amici che guidano queste mostruosità: vi voglio bene lo stesso. Ma perché voi non ne volete a me? Cosa vi ho fatto?
***
Non sopportano -e non guidano- un SUV: (aderite numerosi, se no vi metto sotto senza pietà)
·          Io (xantro), tanto per dirne uno.
             Io, tanto per dirne un altro.
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ha parlato prima che nascessero i blog
postato il 04/01/2007 alle 10:05 da nonhonulladadire
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We've heard that a million monkeys at a million keyboards could produce the complete works of Shakespeare; now, thanks to the Internet, we know that is not true.
Robert Wilensky, speech at a 1996 conference
adesso. la blogosfera è un'ulteriore conferma
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relativismo culturale
postato il 15/12/2006 alle 16:35 da nonhonulladadire
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contate le occorrenze della parola assolutamente in un qualsiasi discorso o conversazione. poi parlatemi ancora di relativismo se avete il coraggio.
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petra magoni in "mamma mia dammi cento lire"
postato il 14/12/2006 alle 19:15 da nonhonulladadire
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lo fanno tutti, perché io no?
postato il 06/12/2006 alle 17:38 da nonhonulladadire
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se l'hanno fatto lei e lui, non vedo perché non dovrei segnalare anche io il post odierno di beppe grillo. su beppe grillo condivido pienamente quanto detto da notediservizio. questo post lo leggerò meglio dopo, ma a prima vista mi sembra splendido (oddio, con i soliti toni di beppe grillo, ma non è che si possa avere tutto dalla vita).
ecco l'articolo del corriere:

"   (1 dicembre, 2006) Corriere della Sera
«Lo picchiava e Francesco piangeva»
Il bambino-testimone sfida il paese  

Enna, ha fatto arrestare un uomo per l' omicidio del suo amico. Muro di omertà

              DAL NOSTRO INVIATO BARRAFRANCA (Enna) - «Mi descrivi Francesco? Qual è l' ultima immagine che ricordi di lui? Com' era in quel momento?». «Era triste. Piangeva». «E tu? Ricordi cos' hai provato?» «Tristezza». Pomeriggio del 19 luglio 2006. Un ragazzino di 14 anni si incammina a testa bassa verso i suoi ricordi e non sa, onestamente, se gli basteranno i passi per arrivare dove vuole arrivare. Perché, a dirla proprio tutta, vorrebbe non parlare mai più di quella sera. Lo fa per un amico che non c' è più e perché è ora di finirla con i silenzi e i «non ricordo». Da quando ha raccontato ai giudici degli abusi sessuali, delle fotografie fatte ai bambini nudi, del fatto che qualcuno voleva metterle su Internet, dell' ultima volta che ha visto il suo amichetto del cuore prima che fosse ammazzato... Ecco, da quel giorno gli sembra che tutto giri storto. Da quando hanno arrestato i cinque di cui proprio lui ha fatto i nomi, poi, non ne parliamo... Quando esce da solo si guarda le spalle, niente più giri in bicicletta, i compagni di gioco di sempre l' hanno isolato e più si avvicina il processo di quei cinque più sente crescere sulla sua pelle quello che gli inquirenti descrivono come «una grave situazione di pressione ambientale in atto nel piccolo comune di Barrafranca». Ma lui, piccolo com' è, è l' unico «gigante» di questa storia, è il testimone-chiave dell' inchiesta per omicidio, violenza sessuale di gruppo e pedopornografia: quella partita dalla morte del suo amico più caro, Francesco Ferreri, ucciso a 13 anni per essersi ribellato (ipotizza l' accusa) a un abuso sessuale che per i suoi aguzzini doveva essere il primo di una lunga serie. Il testimone-bambino ha già raccontato cinque volte cosa accadde la sera dell' omicidio, ma accetta di farlo una volta ancora, «l' ultima», gli hanno promesso prima di cominciare l' incidente probatorio del 19 luglio. Così eccolo riprendere il filo del discorso, davanti a due giudici e una psicoterapeuta. Torna con la memoria al 16 dicembre dell' anno scorso. Alla stalla dove si facevano «cose porche». Descrive ambiente, attrezzi, indumenti intimi, vestiti, perfino il gruppo elettrogeno che illuminava la stalla. «Cos' hai visto quando sei arrivato lì?». «Salvatore Randazzo che era sopra Francesco che era nudo. Non aveva nemmeno i boxer scuri». (...) «E cos' altro hai visto?». «Giuseppe Faraci che scattava fotografie. Poi passava la macchina a Tony e anche lui faceva le foto». (...) «Cosa dovevano fare con le foto? L' hanno detto?». «Le dovevano mettere su Internet». Poi dettagli su come e a chi le ha viste scaricare su un computer. Il ragazzino rivede l' amico Francesco che incassa un ceffone perché «non voleva fare quella cosa...», gli sembra di sentire la voce di Faraci che gli dice «ora tocca a te», ripensa allo sguardo che ha scambiato con Francesco mentre saliva in macchina. «Francesco piangeva ancora quando è salito sull' auto di Faraci?». «Sì». «E Faraci era tranquillo?». «Tranquillo». L' ultima immagine di Francesco è tutta lì, in quell' auto, e nessun altro può ricordarlo dopo quel momento se non il suo assassino. Perché Francesco Ferreri pochi minuti dopo è stato massacrato a colpi di chiave inglese e buttato in una scarpata. Era un venerdì, l' hanno trovato domenica mattina, «il giorno che la terra si è aperta e l' ha inghiottito», come dice sua madre Anna. «Da quando me l' hanno riportato in una bara non faccio che pensare a come gli sarà battuto forte il cuore davanti a tutti quei mostri, povero figlio mio...». In un anno di inchiesta la procura ordinaria di Enna e quella minorile di Caltanissetta hanno ricostruito «il peggior scenario possibile» sullo sfondo dell' omicidio di Francesco. Hanno arrestato il presunto assassino, Giuseppe Faraci, 21 anni, e con lui sono in cella per violenza sessuale e pedopornografia anche Salvatore Randazzo, 20 anni, Calogero Mancuso, 40, Antonio Lo Bue, 42, e un minorenne, il solo già rinviato a giudizio. L' avviso di chiusura delle indagini per gli altri quattro è pronto e intanto la polizia postale cerca tracce utili sui computer della scuola che Francesco frequentava e che pochi giorni fa sono stati sequestrati. La preside ha saputo da un bidello che almeno un computer è stato usato per vedere immagini pedopornografiche, ma non lo ha detto ai carabinieri. Anche la studentessa che ha visto Faraci «sconvolto» la sera dell' omicidio non è andata in caserma. Eppure seguendo le indicazioni che lei ha dato ad amici e parenti è stata trovata l' arma del delitto. E invece l' amichetto di Francesco no. Lui resiste. E parla. Forse è per questo che il gip, 15 giorni fa, ha deciso di prorogare le indagini e tenere in carcere gli arrestati che «potrebbero indurlo a ritrattare» dopo che «faticosamente» ha dovuto «superare il muro di omertà che buona parte dell' opinione pubblica barrese ha in qualche modo contribuito a realizzare». IL PRESUNTO ASSASSINO *** Giuseppe Faraci ha 21 anni. È in carcere con l' accusa di omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e pedopornografia. Secondo l' accusa avrebbe ucciso Francesco colpendolo 19 volte con un «pappagallo», una sorta di chiave inglese usata dagli idraulici. «Guarda caso», sostiene l' accusa, «proprio l' attrezzo che ci risulta lui avesse prima del delitto» *** LA GIOVANE VITTIMA *** Francesco Ferreri, 13 anni, il giorno della cresima, a giugno del 2005. Il piccolo è a un passo da Giuseppe Faraci. «Non mi ero mai accorta che in questa foto c' erano tutti e due» dice la madre di Francesco, Anna. «Quando l' ho notato ho pensato "per chi avrà mai pregato, quel ragazzo?". E ho immaginato mio figlio mentre pregava lui di non fargli male, di non ucciderlo. Povero bambino mio...»
*** 5Arrestati *** Fra loro anche un ragazzo minorenne *** 200 Ragazzi *** Sentiti a verbale nel corso delle indagini
        Fasano Giusi"

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inaspettato
postato il 28/11/2006 alle 16:15 da nonhonulladadire
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qui non si rifiuta nulla che sia gratis
postato il 20/11/2006 alle 20:35 da nonhonulladadire
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un router wireless a cui pensavo da tempo. gratis non me lo perdo
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la cOltura ci invadera'
postato il 13/11/2006 alle 15:30 da nonhonulladadire
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abbiate la pazienza di sorbirvi il servizio sul "bonta'". la parte interessante viene dopo. altre notizie qui

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viaggi dotcom
postato il 03/11/2006 alle 14:04 da nonhonulladadire
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xantro dice: "forse una volta tanto posso contaccambiare i tuoi apporti al mio blog: ecco infatti l'immagine del tabellone delle ferrovie nord, passante ferroviario, stazione repubblica, binario 2, ieri 2 novembre 2006 ore 17.50.
Dopo  molte perplessità sono riuscito a capire di NON trovarmi a metà strada fra internet ed ucraina, e che con "Maroazo.com" si intende "mariano comense", e con "yaruzno" si indica "saronno".
per un attimo avevo creduto di essere incappato in un nodo spazio-temporale, anche se raramente quel tipo di viaggio prevede uno scalo a bovisa, come indicava, nel suo delirio, il tabellone."
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